giovedì 10 novembre 2011

HANS JONAS

HANS JONAS
Pensatore ebreo, si pone a contatto con il problema della modernità.
“DIO DOPO AUSCHWITZ”
Riflessione sulla teodicea, cioè la giustificazione di Dio. Dopo Auschwitz è il trionfo delle religioni, inizia veramente la morte di Dio, ha una coscienza razionale moderna che non riesce ad accettare un Dio buono, onnipotente che permette un massacro. È la coscienza dell’uomo che è cambiata, come diceva Epicuro se c’è un Dio buono perché c’è questo male nel mondo? O è un dio malvagio o non esiste. Jonas dice che o è davvero orto o il dio che noi conosciamo non è quello reale ad esempio non è onnipotente: solo un dio onnipotente che rinuncia alla sua onnipotenza potrebbe spiegare Auschwitz. Se Dio fosse onnipotente il mondo non esisterebbe perché creare il mondo è creare qualcosa d’altro, e l’onnipotenza non può convivere con nessuna alterità, la distrugge, e un’alterità può esistere indipendente dall’onnipotenza e quindi Dio non è onnipotenza (che esclude ogni alterità). Dio se ha creato il mondo ha rinunciato alla sua onnipotenza e quindi guarda il mondo ma ne è al di fuori.

Jonas è più importante per l’aspetto dell’etica e il principio di responsabilità.
“IL PRINCIPIO DELLA RESPONSABILITÀ”


Recupero del problema etico che è anche uno dei problemi della filosofia contemporanea, o l’etica è ed è universale o l’etica non è. Al posto di questa atteggiamenti e comportamenti diversi. Il paradigma della complessità prevede una discussione etica sui mezzi e sui fini, la filosofia prevede l’idea che vi sia un approccio problematico a ciò che stiamo facendo, è questo è già una dimensione etica. Se si pongono domande allora siamo nell’etica.
L’etica tradizionale presuppone una condizione umana astorica, e il bene e il male sono dati oggettivi dati una volta per tutte, e questo non va bene alla contemporaneità. L’etica dogmatica non funziona ha come concetto principale l’antropocentrismo e assume come conseguenza grave l’idea di una natura neutra, inesauribile che può essere sottoposta, violentata, trasformata. Idea che l’uomo domini e modifichi la natura a favore delle cose umane.
“Prometeo ha scatenato l’uomo” l’uomo utilizza scienza e tecnica per un principio di efficienza ma non si pone delle domande. Ma il Prometeo scatenato minaccia la sopravvivenza dell’uomo stesso. L’etica ha come finalità l’esistenza dell’uomo e il futuro è questa nuova etica, il Prometeo scatenato tiene conto solo del presente.
Quindi l’etica di Jonas si rifà al discorso kantiano, dice che deve rispondere ad un nuovo imperativo categorico “Agisci in modo che le conseguenze delle tue azioni non distruggano le possibilità della vita umana futura”. È un imperativo che collega il discorso etico di Jonas non ad una considerazione soggettiva perché se così fosse inizia e si chiude li e non avrebbe valore etico. Invece il discorso etico si ancora ad un discorso metafisico, pur avendo criticato l’etica tradizionale con contenuto ontologico afferma che l’etica in quanto etica deve avere fondo di tipo ontologico (immutabile)(principio oggettivo) se non fosse così non sarebbe etica.
C’è una finalità dell’essere stesso ancorata all’ontologia, la vita in quanto vita è ontologicamente vita, in quanto essere lo scopo della vita è la conservazione della vita stessa. È questo il punto ontologico dal quale si deve partire, è una responsabilità ontologica che dobbiamo rispettare. L’essere umano ha questo scopo in quanto tale, lo scopo biologico-ontologico di preservare, conservare la vita. È su questo che si basa l’etica della responsabilità. I genitori si prendono cura dei figli affinchè arrivino alla vita. La conservazione della vita è una posizione ontologica portata avanti da tutti. Il neonato è il paradigma di questo principio di responsabilità, che chiede di farlo vivere.
La conclusione è politica, la politica si sostituisce ai genitori ha la maggiore responsabilità di preservare la vita. I genitori stanno al bambino come la politica sta alla società. Il problema è che la società occidentale si preoccupa solo del presente . è sempre un consumismo ma senza una responsabilità alle spalle.
È un etica non dell’utopia ma del quotidiano. La politica ha due significati:
Ogni cittadino deve essere responsabile e consapevole cosa che oggi non avviene viviamo totalmente passivi, acquiescenti tanto ci pensano gli altri
I politici non sono politici che educano i cittadini, in realtà vanno dietro ai desideri peggiori dei cittadini così da ottenere il potere. Bisogna abituare i cittadini ad essere migliori.
Politica utopica utopismo prometeico (marxismo e capitalismo) ossia senza limiti, con valori di carattere idealistico.
Nuova politica tenendo conto del peso della responsabilità e della scelta si deve basare sulla logica della cautela( di fronte ad una scelta bisogna provvedere anche alle possibili conseguenze cattiva) e l’euristica della paura. Nel momento delle decisioni vanno visti entrambi gli aspetti (positivo e negativo) se si soppesano i due aspetti allora si può tornare indietro (è una politica più malleabile se pesata).
Ciò che conta non è il vuoto etico che è determinato da il massimo di potere a cui corrisponde il massimo di vuoto, chi ha il potere in mano lo usa per motivi di pura efficienza (non è che se una cosa è efficiente è vera) bisogna capire se ha un valore etico. La politica deve essere etica.

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