giovedì 10 novembre 2011

FRIEDRICH NIETZSCHE

FRIEDRICH NIETZSCHE
Nasce nel 1844 e muore nel 1900. Pensiero complesso, ha influenzato cultura e arte del tempo. Mette in luce la crisi profonda (nichilista) del pensiero occidentale che era iniziata con Parmenide.
L’occidente ha dominato il mondo del divenire con la ragione, dominatrice e costruttrice del mondo occidentale ed è il rimedio del terrore del divenire (Severino) il pensiero occidentale ha costruito impalcature razionali come rimedio al terrore.
Tutto questo ora viene meno e il pensiero di Nietzsche è lo studio e la riflessione di queste impalcature ontologiche che stanno cadendo. Inizia il nichilismo e l’impossibilità di costruire un’ontologia che ci dia certezze.
La scienza e la tecnica devono cercare di tenere lontani l’idea del nulla, sappiamo però che sono solo palliativi. Il pensiero di Nietzsche da luogo ad un pensiero razziale e antisemita, è un filosofia autoritaria sotto certi aspetti. Origine della rinascita del pensiero postmoderno che deve molto a Nietzsche.
Corrente del sospetto ossia che il sospetto significa distruggere le certezze del passato e accorgersi che l’analisi di queste comporta la loro distruzione.

È uno scrittore molto complesso, non amava il saggio filosofico, è antimetafisico e perciò molto frammentario e questo genere gli permette di esprimere al meglio il suo modo critico alla tradizione. Stile poetico, o ripetitivo, terminologia non filosofica occorre interpretazione attiva del lettore, deve andare oltre. “Tutto ciò che è profondo ama la maschera” ossia sta nascosto ed è la tua interpretazione che sta nascosta non è l’interpretazione di Nietzsche ma del tuo animo. Ermeneutica = teoria dell’interpretazione.
Pensiero definito nomade perché le tematiche spesso si ripetono ma in occasioni e contesti diversi, ma sostanzialmente è vero che ci sono dei nuclei fondanti che ritornano.
L’interpretazione scolastica è del tutto sbagliata, uccidiamo il suo pensiero perché è dei singoli non dell’insieme.
“LA NASCITA DELLA TRAGEDIA”
Ripresa della grecità, ma in termini antitradizionali. Nella tragedia sono presenti molti opposti che però sono complementari questa è l’essenza della tragedia ma anche del mondo greco.
Apollo e Dioniso (forma e caos, luce e buio, ecc..) sono gli opposti della tragedia ma anche della vita
Apollo è l’episteme, il desiderio di trovare un significato ultimo, la volontà di attribuire un senso al divenire, il cosmos, le arti compiute come l’architettura e la scultura esprimono lo spirito apollino.
Dioniso è il terrore del divenire, si esprime nelle arti incompiute come poesia, lirica, danza e musica, consapevolezza del nulla, perciò cerchiamo consolazione in Apollo. L’arte è catartica, la tragedia esprime questo dramma della vita. Caos del divenire e forma (cioè Dioniso e Apollo) l’arte esprime qualcosa di bello.
Socrate ed Euripide hanno seppellito la tragedia uccidendo Dioniso, Socrate cerca la ragione in ogni cosa ma così facendo uccide la vitalità, cerca di dimenticare il terrore del nulla costruendo un sistema di valori. Uccide Dioniso cioè gli istinti della vita, inoltre il rimedio è peggiore della malattia, in Euripide ogni cosa viene razionalizzata.
Ascesideve essere rifiutata, significa rinunciare alla vita, occorre invece accettarla così come è, dire no all’ascesi è dire si alla vita, la vita è gioco tra estetica e tragedia. Nietzsche esalta la musica di Wagner che esprime bene estetico e tragico.
Wagner si ispira alla tradizione mitica tedesca, i miti esprimono il dramma della vita. “La trilogia dell’oro del Reno”, Wagner scrive la musica, prescrive l’ambientazione, pretende buio e silenzio, concetto del teatro totale la trilogia termina con la morte degli dei, la musica ripropone lo spirito reale della tragedia. Con il Parsifal, Wagner si avvicina ad una dimensione cristiana della vita, allora Nietzsche si distacca, è come edulcorare il dramma della vita.
Stabilità l’occidente ha sempre cercato di arginare il dramma della vita, con metafisica, morale e altri rimedi. Ma tutti questi valori sono caduchi, l’uomo occidentale è consapevole che tutto questo è illusione ma continua ad illudersi.
Superuomo viene prefigurato, è colui che accetta eroicamente la vita e accetta il nichilismo, vivere nella tragedia della vita, l’oltreuomo rischia la propria vita, ma la vive, si trova un significato estetico, artistico ma comprende che la vita è dolore; è uno stadio per pochi, l’uomo comune continua a domandarsi il perché del dolore della vita, l’oltreuomo ne prende atto e non cade nei palliativi, è come l’eroe tragico greco.
“CONSIDERAZIONI INATTUALI”
Nietzsche comincia ad utilizzare il metodo critico. “UTILITÀ E DANNO DELLA STORIA” = critica allo storicismo, l’eccesso di storia distrugge la creatività dell’uomo e le sue potenzialità, l’individuo si imprigiona in un passato vivendolo come il presente. L’eccesso della storia rende l’uomo statico. L’identità si costruisce dialetticamente nel futuro. Il passato deve essere tenuto presente ma come passato, lo storicismo idolatra i fatti storici, induce alla passività. Secondo Nietzsche “ Nella vita è utile l’oblio”, il passato non deve dettare il presente, saper distanziarci dal nostro passato e quindi compiere l’azione.
La storia definisce una propria definizione di essere, produce delle aspirazioni, ma nello stesso tempo noi ci vogliamo separare perché porta dolore, il passato è dolore, è sofferenza. Dobbiamo cogliere questa duplicità e viverla.
Tipi di storia:
storia monumentale = guarda il passato per imitarlo, ma il lato negativo è che siamo prigionieri del mito di questo passato
storia antiquaria = legata alla tradizione, mummifica la vita, resta in un recinto paranoico delle proprie tradizioni. Il presente lo terrorizza.
Storia critica = non deve essere troppo critica, non si può totalmente dimenticare il nostro passato che anche inconsciamente pesa.
Se siamo prigionieri della storia possiamo anche dire addio alla vita, dobbiamo staccarci senza rinunciarci così da poter dire si alla vita.
“FILOSOFIA DEL MATTINO”
“Umano troppo umano” e “Gaia scienza” in entrambe va oltre lo spirito della tragedia, Schopenhauer e Wagner sono superati. È più interessante l’aspetto illuminista della cultura che inventa il metodo storico-genealogico (critico) che critica la cultura tradizionale che sono valori che hanno una determinazione prettamente umana. Questa critica deve liberare gli esseri umani, vede ogni cosa come un processo storico, non realtà statica, ogni valore ha una determinazione storica precisa.
“Gaia scienza” i valori sovraumani sono stati creati dall’uomo e in questo senso la gaia scienza fa ridere, lo libera dai fantasmi della notte, lo spirito è come un viandante che coglie la vita nella transitorietà dei valori che possono essere solo relativi. Tema fondamentale : annuncio della morte di dio e recupero del corpo.
Annuncio della morte di Dio Dio rappresenta la metafisica della religione, la fuga dalla vita, dagli istinti è un anticorpo, ci fa credere in un mondo metafisico che non c’è, non ci permette di vivere davvero chi siamo, questo sfocia in una socialità aggressiva, nella violenza.
Il recupero del corpo il nostro corpo che filosofia, religione e metafisica hanno distrutto, la sua forza deve essere liberata, scegliere di vivere con il nostro corpo significa vivere davvero nel piacere e nel dolore. “Amor fati” essere fedeli al proprio destino, “divieni ciò che sei” devi essere fedele a te stesso.
Il pensiero di Nietzsche è molto vicino all’ultimo Leopardi, Severino dice che è stato influenzato da Leopardi stesso.
Non ci sono prove per negare Dio ma nemmeno per affermarlo. L’unica prova è il mondo che è la migliore dimostrazione, con il suo caos, che Dio non esiste.
L’uomo folle è colui che proclama la morte di Dio, è folle perché scandalizza, ma questa follia sarà la verità del futuro.
La morte di Dio ci lascia soli, ci lascia nel nichilismo, è una trama ma nel momento in cui si realizza, nel momento in cui comprendiamo la morte di Dio coincide con la nascita dell’oltreuomo, nel momento in cui la metafisica muore, l’oltreuomo avverte l’angoscia del nulla e la affronta. Tolto di mezzo il vecchio dio si costruiscono altri idoli che riportino l’umanità e l’uomo alla schiavitù. La morte di Dio comporta la morte del platonismo occidentale. La vita vera non è quella che noi viviamo ma è oltre, è la negazione del mondo cristianesimo e metafisica sono alienati.
[HEIDEGER = afferma che Nietzsche percepisce l’essere dell’ente che è volontà di potenza. Morta la metafisica rimane solamente la volontà di potenza traducibile come volontà di volontà che non ha una finalità precisa, uno vale l’altro, non c’è un valore fisso a cui tendere perché è una volontà senza voluto, mi esprimo e basta. Platone, Aristotele e Cartesio costruiscono la loro metafisica su una base ontologica certa. La certezza dopo Cartesio si collega al soggetto percipiente, dall’ontologia alla fenomenologia. Ci troviamo di fronte alla tecnicizzazione del mondo, un prodotto tecnico della coscienza, costruito da me. L’essere in quanto essere si riduce alla volontà del soggetto = morte della metafisica. La volontà di potenza è propriamente collegata alla tecnicizzazione del mondo, è un volere senza voluto, non c’è finalità].
“COSÌ PARLÒ ZARATHUSTRA”
Un libro per tutti e per nessuno, ha una caratteristica artistica, non intende rivoluzionare parla all’essere umano.
Parte dalla morte di Dio: 1. Appiattirsi in un mondo massificato dove non c’è pensiero 2. L’oltreuomo colui che viene dopo l’ultimo uomo.
Zarathustra è un profeta che vuole portare la verità fra gli uomini, ma si accorge del suo sbaglio , il suo pensiero non può cambiare il cuore degli uomini, ritorna sulle montagne e quindi diventa un nuovo saggio che proclama l’oltreuomo e la morte della metafisica.
Tre temi: 1. Oltreuomo 2. Volontà di potenza 3. Eterno ritorno dell’uguale
Viene dopo l’ultimo uomo, dice si alla vita accettando la tragedia della vita, accoglie e sopporta la morte di Dio. È colui che vive nell’attimo e nell’oblio cioè è colui che vive la vita per quello che è, nel momento non ci sono finalità non c’è l’oltre. Sa rendersi conto dei momenti e sa viverli; il nostro tempo non è quello che viviamo, il tempo vive noi ma non viceversa, bisogna vivere l’attimo, va vissuto del tutto con la nostra coscienza. Quando realizzeranno la morte di Dio riusciranno a vivere il momento, al di la dell’attimo che si vive non c’è nulla. Senso della terra, è il tempo, ma anche l’esaltazione del corpo, della mia corporeità : “Delle tre metamorfosi” : parabola del cammello, del leone e del fanciullo spirito = cammello sopporta il peso della metafisica e della tradizione, il leone vince con la volontà dell’io voglio e il fanciullo è l’oltreuomo. La moralità nasce dal rancore, impedisce all’uomo di vivere la vita e lo porta a controllare tutti gli altri. Il risentimento non permette all’uomo la libertà.
Amor fati = aderire totalmente alla vita “così fu e così io voglio”. Nel momento che tu poni la volontà di potenza anche il dolore non è vissuto passivamente. Tu vivi il dolore sei capace di gestire il dolore, questo è l’eroismo. Vivi sia dolore che piacere sullo stesso piano, redenzione dalla vita passiva. Il pastore è soffocato dal tempo (serpente) che non si rinnova mai, il pastore che sta per essere soffocato morde la testa e la sputa fuori quindi diventa padrone del tempo. È il simbolo dell’uomo che domina e che fa suo il tempo.
È complementare all’immagine dell’oltreuomo, è la consapevolezza che il divenire così come è è il continuo ritorno. Tutto ciò che è stato ritornerà oppure è legato al teorema di Pointcarrè sui gas in un sistema chiuso, dove nell’ambito di un sistema di energia finita e tempo infinito, gli stati di energia prima o poi ritornano uguali a se stessi. L’universo ripresenterà gli stessi stati, il divenire è sempre uguale a se stesso, ha degli attimi sempre uguali a se stessi. Il tempo non è soltanto una catena infinita di attimi, il tempo assume un senso quando siamo consapevoli che il senso del tempo è conoscere gli attimo. Dare il senso all’attimo presente. Siamo noi con la volontà che decidiamo di liberare il tempo.
“GENEALOGIA DELLA MORALE”
È un’opera controversa, si trovano concetti puri e pesanti che danno spunto ad un’interpretazione reazionaria e in qualche modo nazista.
Metodo critico genealogico, quello che scopre che tutto ha delle basi umane, non sono dogmi assoluti.
La prima parte ha come tematica la derivazione della morale nei termini di buono e cattivo.
Buono dal greco aristoys, coloro che, quella razza dominante, che era forte di natura, che agiva con il corpo che si identificava nella brama di vivere, bionda razza dominante che oggi soccombe sotto la democrazia nera.
Cattivo sono legati al concetto di semplice o del malus (dal greco melas) che significa nero, i cattivi erano all’inizio del tempo degli indigeni con i capelli neri e sono deboli e si devono difendere dai forti per cui creano la religione (loro pensano quindi creano una metafisica), i sacerdoti odiano il corpo quindi contro l’azione, cercano l’ascesi.
Quando buoni e cattivi entrano in contatto si ricava che lo scopo dei cattivi è quello di sopraffare i forti facendogli credere che la loro visione del mondo è quella giusta, il debole e il povero sono positivi.
Democrazia = visione moderna del giudaismo
L’odio dei giudei porta a creare la loro situazione cercando di sovrastare la bionda bestia tramite quei valori che i cattivi portano avanti (che sono disvalori perché esaltano cose negative), con la civilizzazione della bestia nasce la morale che si produce solo nelle creature risentite.
Le bionde chiome non si curano della morale, vivono fino in fondo solo con il corpo senza chiedersi perché. Solo quando il pensiero del gregge si attiva per imprigionare i loro padroni naturali, con il risentimento e l’odio, allora nasce la morale.
Non è un discorso nazista, lui voleva arrivare alla nascita della morale con il risentimento quindi la morale non ha origini positive anzi estremamente negative. La morale fa molto più male all’umanità, perché sono tutti colti in dogmi assurdi e disvalori che impediscono agli uomini di vivere.
Il risentimento è il debole che invidia il forte, questo produce una morale malvagia, gli istinti repressi producono risvolti sociali molto negativi.
Seconda parte quando si forma la coscienza si forma anche il concetto di colpa e pena, di riscatto e di estinzione di debiti, la coscienza si forma con la memoria di carattere sociale, quando non c’è più l’oblio. Animale oblioso senza memoria è istintivo, coscienza si realizza nell’ambito del culto delle religioni del sacrificio, nel godere del male.
Il concetto di pena e colpa e di estinzione della colpa da origine al male come un dovere, hai violato un tabù e devi essere punito e devi farti male, e il risentito gode di questo male che ti provochi.
Quando l’uomo non si vergognava della sua crudeltà era molto meglio.
È legato al cristianesimo, responsabile della morale del gregge e del fatto che gli istinti sono repressi e che rendono l’uomo malato, con forti sensi di colpa. Bisogna tra svalutare i valori ossia cercarli di continuo, sono qualcosa di storico, contingente, adattabili, questa creazione però deve essere critica.
Ciò che conta, la valutazione finale del mondo, è che il mondo è volontà di potenza, volontà di volontà (mondo che si espande), continuo necessario superamento di se stessi, non c’è l’ascesi, il riconoscimento della volontà di potenza è il primo gradino della consapevolezza di essere oltreuomo, vita che si rifà in ogni attimo.
Arte non è solo forma suprema della vita, è l’artista che esprime la sua volontà di potenza nell’opera d’arte. Redenzione del tempo, recupero del discorso del romanticismo che ritiene l’arte la via privilegiata per comprendere.
Nichilismo uomo occidentale davanti allo sgomento del vuoto, dietro la struttura della tradizione, della metafisica, della religione non vi sono valori, ma solamente il nichilismo passivo. Ne esiste anche uno attivo, l’uomo può dare un senso umano, a ciò che non ha senso ontologico, pur non potendo contare su questi valori = iniziatore del post-moderno.
Il discorso si collega anche al prospettivismo di Weber e Popper. Benché in Nietzsche è la dimensione stessa dell’esistenza = non esistono fatti ma solo interpretazioni, ciò che noi cogliamo, lo cogliamo attraverso il nostro corpo e i nostri bisogni = fenomenologia del tutto soggettiva e relativa la conoscenza è sempre interpretazione, la scienza interpreta il proprio oggetto di studio, pone il proprio dominio.

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