giovedì 10 novembre 2011

ETICA DEL 900

ETICA DEL 900
Uno dei rischi di mettere tra parentesi il problema dell’etica o crederla un discorso attaccato ad un altro storicista (senza autonomia) o la negazione della sua esistenza è che di fronte alla metafisica e di fronte al relativismo etico (che sono pericoli) il problema dell’etica diventa molto pressante.
Anche la filosofia contemporanea si pone il problema dell’etica. È un problema urgente, perché oggi si richiedono delle risposte etiche ad esempio nel mondo della bioetica e della politica necessitano di una risoluzione etica ma aperta (tra i due scogli Scilla e Cariddi). Non si può ricorrere alla fondazione di un etica normativa perché ricopia la vecchia etica della metafisica piuttosto, dovrebbe essere prescittiva. 
Recupera Socrate e Aristotele, il primo per il dialogo (molto importante) il discorso che è logos (cioè creazione di una ragione intersoggettiva) il secondo che vedeva l’etica come praxis ossia azione nella comunità, quindi socialità per rendere felice il singolo e tutto ciò viene ripreso.

HANNAH HARENDT “Vita activa” fallimento della storia, ossia fallimento della modernità ed è da questo fallimento che deriva il problema etico. L’attività dialogica si distingue dai barbari (i senza parole) colui che non è barbaro sa parlare anche il tiranno non ha parole. L’uomo si muove in un ambito comunitario:
  1. Labor = bisogni primari, edonismo, aspetto sensitivo e biologico ma anche istintivo
  2. Work = la tecnica, il lavoro, efficacia dei mezzi
  3. Azione = campo dell’agire che ha un fine intrinseco, mi pongo la coscienza del fine mi pongo il problema dei fini ( equa vive l’etica)
L’azione morale che avviene tra uomini tra uguali e diversi, l’uguaglianza è data dal fatto biologico, siano esseri umani e siano esseri diversi perché abbiano diversi caratteri e finalità. In questo gioco tra uguali e diversi avviene o meglio, c’è la dimensione del dialogo.
Il dialogo è già azione etica. Solo cogliendo questo gioco si può cogliere l’eticità, l’uguaglianza permette il dialogo, la diversità l’ascolto (mio verso gli altri e gli altri verso il mio).
Nella società attuale lo spazio del discorso è sparito, l’azione si compatta negli strumenti. L’uomo è giudicato dal work e dal labor.
L’aspetto etico, quello che richiama la paideia, il dialogo greco, è l’azione che è un agire che ha un suo fine in se stesso questo permette tramite il riconoscimento dell’uguaglianza e della disuguaglianza un dialogo politico-etico, dialogo attivo volta per volta.
Questa vita attiva produce cittadini ad ampio raggio, soggetti e oggetti del dialogo. Tutta questo fonda una qualsiasi società politica e nello stesso tempo fonda l’etica.
NORBERTO BOBBIO
In un saggio dice in che consiste la democrazia e perché è superiore (una democrazia reale) e dice che ha molti difetti, recupera un’osservazione di Popper dove dice che la democrazia è l’unico stato politico che permette ai cittadini di cacciare via i propri governanti senza spargimento di sangue.
Difetti:
  1. persistenza delle oligarchie di qualsiasi tipo e questa è profonda e insidiosa
  2. permane il potere invisibile..> all’interno della democrazia stessa c’è un doppio stato, poteri forti che si nascondono ma agiscono e influenzano la politica lasciando ignari i cittadini
  3. i cittadini non sono educati il cittadino si comporta più da suddito che da cittadino, il cittadino non è educato e non ha la conoscenza di essere cittadino (non ha la consapevolezza) scarsissima partecipazione all’informazione.
  4. Governo dei tecnici il sapere nel paradigma della complessità è diventato sempre più complesso e il potere che è sapere è in mano a tecnici, il cittadino non comprende tutte le sottigliezze. Il governo dei tecnici è necessario ma è molto antidemocratico, blocca il flusso di informazioni corrette
  5. Nelle democrazie contemporanee un eccesso di burocrazie bisogna distruggere la burocrazia perché rallenta ma semplificandola si rinuncia ai servizi, nel momento che sono contro sono antiburocratico, si rinuncia ai servizi. Lo stato non si occupa più di alcuni settori e i cittadini non hanno servizi.
“BANALITÀ DEL MALE”
Tutti questi problemi sono politici ed etici, come diceva la Harendt sono legati. La democrazia ha enormi difetti che potrebbero portare alla non realizzazione della nostra felicità, per il difetto dell’etica.
Vita activa pone l’accento sul dialogo (base di ogni etica) nella banalità del male c’è una modernità falsa quella espresse da Nietzsche, volontà di potenza, un volere senza voluto. Si esprime attraverso una società razionalmente perfetta e tecnocratica e tecnologica.
Il valore etico non è lo strumento e questo non è un valore perché deve essere usato per creare anche i disvalori. Modernità razionale al massimo che confonde strumento con il fine. (società dal punto di vista etico senza finalità). La società può trasformare la natura completamente ma la finalità è che fine farà la natura? È una scienza etica e politica ma posso decidere di fermare la tecnologia dandole uno scopo e bloccando la distruzione della natura.
La banalità del male è questa società dove tutto è razionalmente perfetto ma senza voluto, anche il male è banalizzato e tutti si sentono impiegati, esecutori di ordini (dimensione strumentale) e l’uomo si sente gratificato se riesce bene in questo meccanismo. Siamo tutti complici alla stessa maniera, non si richiede un pensiero etico ma solamente l’efficienza. Il male avviene ma in modo banale.
Invece la “vita activa” richiede l’intervento del cittadino ma con la sua soggettività e il pensiero critico dell’individuale.  

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